L'INDUSTRIA DELLA GUERRA NON E' IN CRISI...
16 febbraio 2011: Il Senato approva con voto bipartisan il rifinanziamento delle missioni militari all'estero nei primi sei mesi, dei 2011, per una spesa di 754,3 milioni di euro (1,5 mld all'anno). 410 milioni (2,26 mln al giorno) sono per I'Afghanistan, dove saranno impiegati 4350 uomini, 883 mezzi terrestri e 34 velivoli (caccia-bombardieri, elicotteri, droni).
In nove anni e mezzo questa inutile campagna militare ha risucchiato dalle esangui casse dello Stato più di 3 miliardi di euro.
Mentre si votano i tagli all'Università l'Italia prevede una spesa di circa 18 miliardi solo per l'acquisto dei famigerati aerei F-35 (da aggiungere a quella degli Eurofighter europei in produzione).
Le spese militari stanziate complessivamente per l'anno 2011 sono di 24,9 miliardi di euro. Ai sistemi d'arma sono dedicati 3453 mln di euro (+8,4% rispetto al 2010) dalla Difesa e altri 2.248 mln dal Ministero dello Sviluppo Economico (per le strutture - vedi p. es. la linea di montaggio finale degli F-35 a Cameri (NO) e il previsto hub aereo a Pisa).
...MA NON CI SALVA DALLA CRISI!
Tutti questi sono soldi pubblici, di chi paga le tasse. Ma servono solo a fare arricchire chi PRODUCE DISTRUZIONE E MORTE, chi RAPINA E INQUINA I BENI COMUNI (ARIA, ACQUA, TERRA); in primo luogo il gruppo FINMECCANICA (privato al 70%) e poi gli altri grandi "rastrellatori di commesse" (fornite non solo dai nostri governi ma ancor più
dall'alleatopadrone USA): FIAT, Impregno, Maltauro, Gemmo ecc.. Le "cooperative rosse" CCC e CMC non sono da meno: a ritmi frenetici stanno innalzando contemporaneamente a Vicenza (Dal Molin) i palazzi. per i "parà" dell'Africom e a Sigonella le strutture per la manutenzione degli aerei spia Gíobal Hawk (opera definita dal Pentagono «d'importanza strategica» per gli interessi USA in Europa, Africa e Medio oriente).
Sono soldi tolti all'occupazione nei settori chee possono produrre benessere sociale (con programmi- di ricerca- e sviluppo per la sanità, l`istruzione, la salvaguardia ambientale ecc.).
LA SOLUZIONE E' LA RICONVERSIONE
E' dimostrato sia da studi di ricercatori socio-economici sia da numerose esperienze concrete "sul campo", che per loro natura i presidi e le attività militari, anche se:"amichevoli", non producono ma consumano ricchezza: all'inizio possono "pagare bene" chi offre risorse e servizi per la cosiddetta "difesa", ma col tempo la corruzione e il degrado diventano evidenti. Al contrario il ritorno all'uso civile delle risorse fa crescere l'occupazione produttiva e lo sviluppo,: mantenendo e migliorando i servizi sociali essenziali.
Solo a queste condizioni sarà possibile realizzare un programma alternativo di uscita dalla crisi, egualitario, solidale, pacifico, ecologico, a favore dei più deboli e indifesi.